giovedì 15 ottobre 2009

Antoniodipietro.com - Indagato per vilipendio: voglio andare fino in fondo

Ieri le agenzie di stampa hanno diffuso la notizia che sono stato sottoposto a indagini dalla Procura di Roma con l’accusa di aver commesso reato di vilipendio, cioè un reato di opinione. Sono accusato, quindi, di aver offeso il Capo dello Stato. Vediamo di ricapitolare la vicenda.
Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha emanato il Lodo Alfano, legge dichiarata incostituzionale dalla Consulta, che noi dell’Italia dei Valori, sin dal principio, abbiamo sostenuto essere incostituzionale. Il Presidente della Repubblica ci ha messo il cappello affermando, invece, che il lodo Alfano era una legge costituzionale. Oggi scopriamo addirittura che i suoi Consiglieri, a cominciare dal dottor D’Ambrosio, si sono adoperati per aiutare il Governo a scrivere la norma sul Lodo Alfano.
Il Presidente del Consiglio, dopo aver fatto questa norma incostituzionale ha fatto quella sullo scudo fiscale. Lo scudo fiscale - lo ribadisco ancora una volta - è una legge criminale, perché legittima il comportamento dei criminali che hanno messo all’estero, sotto il mattone, i proventi di reato. Fino a oggi i proventi di reato costituivano l’oggetto del reato di riciclaggio: oggi è diventato tutto lecito! Questa legge favorisce i criminali e umilia gli onesti, è una legge che non andava fatta, è una legge che noi dell’Italia dei Valori, come parlamentari e come cittadini, respingiamo criticando chi l’ha voluta, chi l’ha approvata e chi l’ha promulgata! Questo è il diritto, è il dovere di un parlamentare e di un cittadino di poter far sentire la propria voce rispetto a un fatto del genere!
Il giorno in cui il Presidente della Repubblica ha firmato questa legge, quasi 100 mila cittadini hanno dato il via ad una petizione, scrivendo: “Per favore, Presidente, non firmare!” e il Presidente, invece, l’ha firmata. Inoltre, a un cittadino che lo ha avvicinato durante una sua visita istituzionale in Basilicata e che gli ha chiesto: “Ti prego, non firmare”, Giorgio Napolitano ha risposto: “Ma come non lo firmo?! Tanto se non lo firmo oggi, lo dovrò firmare domani, perché me lo rimanderanno uguale! Non posso farci niente!”. Non è così, signor Presidente della Repubblica! La Costituzione prevede che il Presidente della Repubblica possa non firmare la prima volta il testo approvato dal Parlamento e di rinviarlo, dunque, alle Camere con un messaggio motivato. Per esempio, motivando il proprio rinvio dicendo: “Ma che state facendo! State favorendo i criminali e state umiliando gli onesti”.
E’ questo il suo dovere, signor Presidente, quello che pensavamo fosse il suo dovere! Siamo rimasti amareggiati da questa sua abdicazione ad un suo impegno previsto dalla Costituzione e l’abbiamo detto, io l’ho detto nell’immediatezza del fatto, con il cuore, con la mente e con la forza dell’amore verso questa Repubblica e anche per il rispetto che ho verso di lei. Ho detto: non faccia un gesto di abdicazione, non firmi, perché l’atto è un atto vile, non ho dato del vigliacco a lei, ho dato del vigliacco all’atto, è vile quest’atto! E’ un atto irriguardoso verso la comunità degli onesti, è un atto di abdicazione al suo ruolo, perché lei avrebbe potuto rimandare indietro queste carte!
Questo è il fatto e, per questo fatto, ieri sono stato messo sotto indagine dalla Procura di Roma con la motivazione che avrei offeso e, conseguentemente, avrei vilipeso il Presidente della Repubblica. Ritengo che a essere offesi e vilipesi siano stati cittadini italiani onesti, che hanno pagato le tasse e adesso si vedono coloro che non hanno pagato le tasse ridere e scherzare alla faccia loro, perché pagando il 5% di ‘tangenti’ allo Stato possono fare quel che vogliono con i loro soldi. Non li reinvestiranno, statene certi! Li utilizzeranno ancora una volta per comprarsi la barchetta e per farsi gli affari loro o per riportarli un’altra volta all’estero!
E allora, rispetto a quest’inchiesta della Procura, dico una cosa: ben venga, perché voglio accertare fino a che punto c’è il diritto del cittadino a dissentire da certe decisioni dissennate e di criticare chi le firma e chi le promulga e, fino a che punto, invece, diventa un’offesa alle istituzioni, un’offesa di lesa maestà o è l’esercizio di un dovere costituzionale. Da parlamentare, voglio sapere fino a che punto mi è permesso il diritto-dovere di poter esprimere le mie idee perché si tratterebbe di ‘reato di opinione’!
Vorrei e voglio questa decisione della magistratura e voi della rete dovete volerla perché dovete sapere fino a che punto siete in un Paese democratico! Il Presidente dell’Iran cosa sta facendo adesso? Sta impiccando coloro che non la pensano come lui: in Italia c’è ‘un’impiccagione morale’, in Italia c’è la condanna per chi non può esprimere le proprie idee? Non so se è giusto o meno quello che ho detto, ma ritengo che sia giusto e, inoltre, credo che la decisione presa dal Presidente della Repubblica, di non rimandare gli atti alla Camera, sia un atto di abdicazione! Che questo sia anche un reato, però, credo proprio di no, se vogliamo vivere in uno Stato di diritto, uno Stato democratico!
E, allora, dico al Presidente della Repubblica: si vada fino in fondo nel processo, non si impedisca ai magistrati di fare il loro dovere, perché non me la prenderò mai con loro, in quanto, se dovessero arrivare alla mia condanna, vorrebbe dire che c’è una norma oggi fuori dalla storia, fuori dalla democrazia, fuori dallo stato di diritto e, quindi, quella norma deve essere rivista! Quella norma doveva servire per tutelare le alte cariche dello Stato da ben altre situazioni rispetto a quelle di garantire un divieto di critiche nei loro confronti.
Nel caso di specie alla critica si è prestato il Capo dello Stato quando ha raccontato al cittadino una favola non vera che non prevede la Costituzione: quella per cui lui non poteva non firmarla, perché tanto poi l’avrebbe dovuta rifirmare. Certo che doveva rifirmarla, ma nel frattempo sarebbe caduto il provvedimento, perché era un decreto legge e i 60 giorni erano scaduti, nel frattempo ci sarebbe stato un messaggio motivato alle Camere in cui avrebbe potuto dire, da Presidente della Repubblica e da primo cittadino italiano: “vi pare possibile fare una legge che premia i disonesti e umilia gli onesti?”.
Questo è il tema! E allora, questo tema merita l’attenzione della magistratura, ben venga la riaffermazione di uno Stato di diritto, alla cui giustizia mi sottopongo.
Postato da Antonio Di Pietro

martedì 9 giugno 2009

7 pilastri per tornare in Europa

In Europa Italia dei Valori avrà sette parlamentari, tutti di valore. I nomi e profili sono pubblicati di seguito in questo blog. Il loro obiettivo sarà restituire dignità al ruolo della politica nelle istituzioni, risollevare la reputazione del Paese drasticamente collassata dopo un anno di governo Berlusconi, promuovere il programma di 12 punti presentato in campagna elettorale. Colgo l'occasione per ringraziare i candidati alle elezioni, soprattutto coloro che non andranno a Strasburgo, per aver contribuito, ognuno con la propria esperienza, al risultato eccezionale del 6 e 7 giugno. Tutti, come avevo promesso, saranno coinvolti nel rinnovamento avviato in questa campagna elettorale che proseguirà con l'incontro dell'Esecutivo nazionale del 22 giugno fino ad arrivare al Congresso Idv. Il processo di cambiamento, tengo a sottolineare, continua a riguardare tutti i candidati, gli eletti, i cittadini, i sostenitori dell'Italia dei Valori, e a loro rivolgo l'invito a mantenere una partecipazione attiva nel rinnovamento in corso.

Sonia Alfano
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Nato a: Messina, 15 ottobre 1971

Professione: Funzionario della Regione Sicilia

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Pino Arlacchi
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Nato a: Gioia Tauro, 21 febbraio 1951

Professione: Sociologo

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Luigi de Magistris
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Nato a: Napoli, 20 giugno 1967

Professione: Magistrato

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Vincenzo Iovine
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Nato a: Francolise (Ce), 28 dicembre 1955

Professione: Dirigente d'Azienda

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Niccolò Rinaldi
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Nato a: Firenze, 03 dicembre 1962

Professione: Segretario Generale aggiunto presso il gruppo dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa al Parlamento europeo

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Giommaria Uggias
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Nato a: Villanova Monteleone (SS), 29 marzo 1961

Professione: Avvocato

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Gianteresio Vattimo (detto Gianni)
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Nato a: Torino, 04 gennaio 1936

Professione: Filosofo

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Postato da Antonio Di Pietro
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domenica 12 aprile 2009

L’obiettivo è tornare in Europa.

In Italia devono valere le leggi dell’Europa. Oggi non è così perché decisioni ed operato del governo ci spingono sempre più lontano dagli altri paesi membri, emarginandoci di fatto dallo sviluppo europeo. L’obiettivo è tornare in Europa.

Oggi siamo i primi per frodi nella gestione dei finanziamenti, gli unici ad inviare indagati e condannati in Parlamento europeo, deficitari nell’adesione ai basilari diritti sulla libertà dell’individuo, dal testamento biologico, al riconoscimento delle coppie di fatto, all’accesso alla Rete.

L’Italia negli ultimi anni si è isolata dall’Europa con leggi come il Lodo-Alfano, il decreto salva-Rete4, il bavaglio alle intercettazioni, la riforma della magistratura, i tagli della ricerca scientifica. Dall’altra non ha dato seguito alle sentenze della Corte di giustizia europea che prevedono, oltre alle sanzioni economiche, un danno all’immagine del Paese che si traduce in perdita di prestigio internazionale e la fuga di investimenti e capitali stranieri.

Antonio Di Pietro

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Torniamo in Europa, ma con degli italiani di valore di cui essere orgogliosi. Per questo presentiamo i nostri candidati che hanno una storia umana, professionale ed etica, con la quale potranno rappresentare la migliore Italia in Europa.

A breve saranno pubblicati i video di tutti i candidati

sabato 28 marzo 2009

Italia imbavagliata




Pubblico il video ed il testo dell'intervento di Carlo Vulpio, giornalista e candidato indipendente nelle liste dell'Italia dei Valori alle elezioni Europee del 6 e 7 giugno, sul tema dell'informazione.

"Il Governo manovra per piazzare uomini di fiducia a capo dei giornali di maggior prestigio
Il cataclisma finanziario, la crisi pubblicitaria, l’adattamento all’universo digitale e i licenziamenti dei giornalisti sono temi comuni a tutti i giornali del mondo.
Molti esperti, e non pochi lettori, temono che tale situazione incida sulla qualità della stampa. In Italia, forse il paese europeo insieme alla Russia in cui il controllo politico dei media è meno discutibile, l’inquietudine è doppia.
Al duopolio televisivo, o più semplicemente monopolio assoluto, formato da MediasetRAI, potrebbe aggiungersi molto presto una sorta di rivoluzione della stampa.
Dietro a questo movimento tellurico in elaborazione risuona il solito nome: Silvio Berlusconi, magnate dei media e primo ministro, il cui nuovo obiettivo sono le due testate giornalistiche milanesi di maggior prestigio, Corriere della Sera, il più importante quotidiano italiano, e Il Sole 24 Ore, il principale giornale economico nazionale.
“Questa volta Berlusconi non farà prigionieri, vuole controllare tutto e lo farà”, diceGiancarlo Santalmassi, giornalista RAI dal 1962 al 1999 e direttore di Radio24 fino a quando, l’autunno scorso, fu allontanato dopo essere stato dichiarato nemico ufficiale del Governo del Cavaliere nel 2006.
Enzo Marzo, storico giornalista del Corriere, è pienamente d’accordo con Santalmassi; giovedì scorso, nel corso di un dibattito sulla libertà di stampa che si è svolto presso la sede della Commissione Europea a Roma, ha affermato che la battaglia per la direzione del giornale è già iniziata.
Il nucleo dirigente del gruppo RCS (editore di Unedisa in Spagna) e proprietario del Corriere, spiega Marzo, ha ritirato la fiducia al direttore del quotidiano, Paolo Mieli, e sta valutando due sostituti: il primo, Carlo Rossella, sponsorizzato da Berlusconi e il secondo, Roberto Napoletano, direttore de Il Messaggero che, come ricorda Marzo, “divenne famoso durante l’ultima notte elettorale perchè fu pizzicato da una telecamera mentre concordava al telefono con il portavoce di Casini (leader dei democratici dell’UDC e genero dell’editore del quotidiano) il titolo principale che avrebbe piazzato il giorno dopo”.
Rossella è il presidente di Medusa, società di distribuzione cinematografica di Berlusconi, ed ha ricevuto la benedizione de Il Giornale, quotidiano della famiglia del magnate che ha ricordato che il Cavaliere “lo tiene particolarmente a cuore e gli ha già dato l’incarico di dirigere le sue due più grandi testate, Panorama TG5 .”
All’interno del RCS, Rossella conta su altri importanti sostenitori: Diego della Valle, proprietario di Tod’s e della Fiorentina, e Luca Cordero di Montezemolo, patron della Fiat e del gruppo Ferrari e amministratore delegato de La Stampa.
Ma la parola di Berlusconi sarà quella decisiva, spiega senza ombra di pudore il quotidiano di suo fratello, perché mentre la crisi strangola i giornali, “l’intero sistema bancario dipende dal primo ministro”.
Napoletano ha le sue carte: non dispiace a Berlusconi ed è tra i pochi che comunicano telefonicamente con Giulio Tremonti, ministro dell’Economia ed editorialista de Il Messaggero.
Secondo Il Giornale il ministro “sa che il peggio della crisi economica sta per arrivare” e la sua idea è quella di piazzare Napoletano a Il Sole (proprietà, come Radio24, del patronato di Confindustria) e di passare al suo attuale direttore, Ferruccio de Bortoli, il timone del Corriere.
Se non parlassimo dell’Italia tutto questo affanno sarebbe inverosimile, degno al massimo di un articolo scandalistico. Ma tutte le fonti sono concordi nel segnalare che si tratta di “manovre serie e reali” il cui effetto causerà “un terremoto”.
Il malcontento del Governo nei confronti di un altro giornale, La Stampa di Torino, proprietà della Fiat è palese. Secondo l’entourage berlusconiano, il suo direttoreGiulio Anselmi sarà tentato con un’altra importante poltrona: quella di presidente dell’agenzia ufficiale Ansa. Se dovesse accettare, prenderebbe il suo posto un direttore meno ostile al Governo.
Mentre questo disegno politico prende corpo, i media italiani cercano, per quanto possibile, di tener testa a questa tempesta. Il presidente del RCS Piergaetano Marchetti, che ha visto nel 2008 scendere i profitti del gruppo a 38 milioni di euro rispetto ai 220 milioni del 2007, ha confermato che stanno soffrendo “tagli pubblicitari feroci ed immediati”.
E il suo amministratore delegato ha annunciato che l’andamento del gruppo dei primi mesi dell’anno obbligherà a “una riduzione del personale”. “Bisogna agire sui costi e sui modelli economici in Italia e all’estero”.
Marco Benedetto, vicepresidente del Gruppo Espresso, prevede anch’egli “tagli e cambiamenti”. Ironicamente Benedetto non è pessimista sul futuro del settore: “Tra una decina d’anni sarà splendido”.

Questo articolo non è uscito su un giornale italiano. Lo ha scritto un giornalista spagnolo, Miguel Mora, ed è uscito su un noto quotidiano spagnolo, El Pais. Lo avrei voluto scrivere anche io, ma non me lo pubblicavano."

Articolo tradotto da Italiadallestero.info

martedì 17 marzo 2009

Nucleare si ... Nucleare no...

Le aperture del Governo al nucleare hanno sollevato un dibattito serio ed articolato, all’interno del quale trovano spazio riserve, critiche, suggerimenti che non devono rimanere inascoltati.
Serve una risposta ferma contro i soliti “buoni propositi” ammantati di progresso e ineludibile necessità, indirizzati a meri fenomeni speculativi per l’affarismo più bieco ed insensibile. Il diritto alla salute è un diritto primario ed inalienabile che non può lasciare il passo ad un business mortale.

giovedì 5 marzo 2009

AMMINISTRATIVE: DI PIETRO, FARE SINERGIA CON FORZE RIFORMISTE CONTRO GOVERNO

Tutti coloro che si pongono come alternativa a questo Governo, che toglie ai poveri per dare ai ricchi, devono fare sinergia e per questo noi dell'Italia dei Valori riproponiamo la nostra alleanza forte con tutte le forze riformiste e con il Pd". Lo ha affermato il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, oggi a Milano per appoggiare la candidatura del presidente della Provincia, Filippo Penati, alle prossime elezioni provinciali.

"Sappiamo che il Pd ha avuto delle grosse difficolta' a fare opposizione -ha sottolineato Di Pietro- e riconosciamo la nobilta' d'animo di chi questa opposizione la voleva fare. Sappiamo pero' che il modello del governo Berlusconi, con tutti i suoi mille berluschini, deve essere fermato perche' ne va della nostra democrazia".

Secondo Di Pietro "e' necessario trovare una alternativa a chi ruba ai poveri per dare ai riccchi, chi ruba legalita' a favore dei furbi. Ecco quindi che e' utile trovare delle sienrgie con tutti coloro che si battono per questo, con tutte le forze riformiste -ha concluso- ed in particolare con il Pd

martedì 10 febbraio 2009

Piazza Farnese. Video.

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